Dopo esserci rimpinzati, come per magia smette anche la pioggia.
E così, sazi e un po’ più felici, ripartiamo verso il Ponte Carlo — 516 metri di pietra, storia e artisti di strada che lavorano sotto lo scorrere lento della Moldava.
Tra statue, violinisti e pittori improvvisati entriamo anche noi nel flusso delle centinaia di migliaia di persone che lo attraversano ogni anno.
E lasciamo il nostro ricordo: chi accarezzando il cane di bronzo di San Giovanni Nepomuceno (per tornare a Praga),
chi appisolandosi come un piccione appollaiato sulle spallette. Ognuno ha il suo modo di lasciare il segno.
Arrivati dall’altra parte ci dirigiamo verso le biblioteche: prima la bellissima Strahovská knihovna, che però… richiedeva la prenotazione 48 ore prima. Direi che siamo ampiamente fuori tempo massimo.
La seconda, il famoso Muro di Libri di Havel, sarebbe anche carina da vedere, ma la fila è infinita, quindi desistiamo.
Per consolazione ci fermiamo ai mercatini lì di fronte, dove un coro di bambini canta come se fosse già il 24 dicembre.
Momento perfetto per far riposare NonnaP e per noi due di sgranocchiare un trdelník — il dolce tipico che qui chiamano “tradizionale”, ma la cui origine è in realtà ungherese. Dettagli.
Rifocillati, ripartiamo verso il Quartiere Ebraico, ma qui il destino ci rema contro: per entrare serve un biglietto che costa praticamente un rene.
Undici anni fa l’avevamo visitato gratis… questa volta lasciamo perdere.
Giornata un po’ sfortunata nelle “missioni culturali”, diciamolo.
Riprendiamo le viuzze e torniamo verso la piazza principale, dove finalmente possiamo sbizzarrirci:
sono i mercatini!
Yared si lancia sulle patatine tipiche, quelle a spirale che ormai sono la sua nuova religione.
Io individuo una bevanda alla mela e cannella bollente che mi chiama dall’altra parte della piazza, e non ci penso due volte.
Intanto il cielo si scurisce e le lucine si accendono: la piazza vibra, si riempie, brilla.
È ufficialmente sera.
E con il buio arriva il Krampuns! Domani, 6 dicembre, in molte zone dell’Europa centrale si festeggiano San Nicola e il suo opposto oscuro, il Krampus.
San Nicola porta doni ai bambini buoni, mentre il Krampus — creatura demoniaca con corna, campanacci e catena — “punisce” simbolicamente quelli birichini.
Una tradizione antica, metà dolce metà spaventosa, che annuncia l’arrivo del Natale.
Nel frattempo perdiamo NonnaP almeno una decina di volte, ma miracolosamente la ritroviamo sempre.
Grazie al cielo.
Tra le bancarelle troviamo il tradizionale liquore al miele (medovina) e ovviamente facciamo l’assaggio.
Caldo, buonissimo.
Simone — AAA come sempre — fa pure il bis. Da vero intenditore.
Yared intanto acquista l’impossibile:
targhe commemorative per Nonno Loris,
calamita di rito,
palline di Natale,
alberelli,
frutta secca profumata da appendere…
Insomma: ora sappiamo che dopo aver speso così, di sicuro avrà fame.
Prima di lasciare la piazza decidiamo di salire sulla Torre dell’Orologio Astronomico.
Fortunatamente c’è l’ascensore, quindi anche NonnaP può venire con noi a godersi lo spettacolo.
Dopo aver combattuto contro un locker con un sistema di chiusura tanto complicato quanto semplice (a capirlo DOPO), saliamo con non uno ma due ascensori.
La vista è incredibile:
le lucine sotto di noi, la piazza piena di gente minuscola come formiche vivaci, il vento freddo che passa attraverso le grate.
Solo quelle grate ci separano dal vuoto.
Troppa poesia per chi soffre di vertigini.
Simone diventa subito il fotografo ufficiale, mentre io mi appiccico al muro come un geco infreddolito, fotografando solo con lo zoom per non riprendere le sbarre.
Un’esperienza intensa… diciamo così.
Scendiamo e la pancia di Yared dà il colpo di gong: è ora di cibo.
Ci dirigiamo verso Piazza Venceslao, una delle piazze più grandi d’Europa, e proprio lì vicino è casa nostra.
Nel frattempo assaggiamo le salsicce di Praga:
chi alle erbe,
chi alla paprika,
chi al pollo,
chi tutte insieme per non sbagliare.
Fra luci, musica e gruppi che cantano sembra davvero di camminare dentro un film di Natale.
Arriviamo a casa e parte il rito:
acqua, patatine, biscotti ai semi presi da Simone e partita di Macchiavelli.
Non vinco per un soffio… Yared oggi è in grande spolvero.
Infine ci infiliamo sotto le coperte, a una temperatura di 40 gradi, chiedendoci se qui il gas lo paghino o se vivano in un forno scaldato dall’entusiasmo.
Buonanotte, Praga.
A domani.
Aggiungi commento
Commenti