Usciamo dalle coperte alle 8:00 con la cervicale galoppante grazie ai cuscini in pieno stile Bretone siamo incredibilmente riposati e pronti per un’altra giornata a spasso per Praga.
La città ci accoglie con una pioggia fine e insistente: basta un grado in meno e sarebbe neve.
Che, diciamolo, ci avrebbe fatto pure scena nelle foto… ma non si può avere tutto.
Prima tappa obbligatoria: colazione da Paul.
Abbiamo carta bianca: dolce, salato, tutto quello che serve per rimettere in moto un gruppo che ha dormito poco e cammina molto.
Momento clou della mattinata:
Mesfin, convinto per un attimo di saper volare, manca un gradino e atterra sul pavimento con tutto il nostro cibo in mano.
Un disastro annunciato… e invece, miracolo, si salva tutto.
L’unica cosa ferita è il suo ego, che prova a fingersi illeso.
E naturalmente vige la regola dei 5 secondi:
si mangia comunque.
Simone si mette subito in modalità guida turistica professionista e studia il percorso perfetto.
La sua missione ha tre punti fondamentali:
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toccare tutti i luoghi previsti per oggi,
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evitare avanti e indietro inutili (per il bene del gruppo e della pazienza collettiva),
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scegliere tragitti possibilmente in discesa per tutelare le anche di NonnaP e la sua sopravvivenza in territorio boemo.
E naturalmente includere punti strategici: panchine, bar, ripari, momenti per asciugarsi e fare finta di niente.
Direzione Malá Strana: il quartiere delle cartoline perfette
Via di metro: scendiamo sotto terra, poi sotto il fiume e riemergiamo nel quartiere di Malá Strana, la “Città Piccola”, tutta palazzi liberty, facciate pastello e quell’atmosfera elegante che ti fa sentire dentro a un romanzo dell’Ottocento.
La pioggia non molla, ma nemmeno noi.
Bardati come esploratori dell’Artico, procediamo tra le viuzze dove il Ponte Carlo si lascia fotografare nella sua lunghezza perfetta, con le statue che osservano mute e un po’ bagnate.
Gingerbread, vicoli stretti e semafori… pedonali?
Lungo il percorso troviamo negozi pieni di omini di pan di zenzero, così belli che quasi ti dispiace mangiarli (quasi).
Poi la strada più stretta di Praga, talmente stretta che per passare in due serve un trattato diplomatico.
I cechi, pragmatici, hanno risolto così: ci hanno messo un semaforo pedonale.
Sì, un semaforo vero: rosso, verde, attesa, tutto.
Perché qui il traffico non è di auto, ma di turisti in piumino.
Ogni tanto ci ripariamo sotto i cornicioni come piccioni realistici, oppure sotto i ponti, che per alcuni membri del gruppo risultano… estremamente soporiferi.
Non faccio nomi, ma inizia con M e finisce con esfin.
Incontri di cultura (più o meno)
Raggiungiamo il Museo di Kafka, dove veniamo accolti da due statue che… urinano su una fontana.
Un’opera interattiva, dicono.
Io la definirei piuttosto “maleducazione artistica”, ma tant’è: Praga è anche questo.
Passeggiando per le strade incontriamp il muro di Jonh Lennon dove ai inneggia alla libertà di espessione e di parola, dove ognino puó dire la sua lasciando un segno!
Benvenuti nel quartiere di Malta
Proseguiamo finché ci sembra di aver girato l’angolo e di essere atterrati… a Malta.
NonnaP lo aveva chiesto: visita alla Chiesa di Santa Maria Vittoriosa, famosa per il Bambin Gesù di Praga.
E infatti troviamo:
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croci maltesi ovunque,
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tombe dei Cavalieri,
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l’Ambasciata di Malta,
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clima misto “deja vu”: sembra di essere tornati indietro di due anni e di 20 gradi centigradi!
La chiesa è un tripudio di oro, velluti, fronzoli e decorazioni barocche che neanche la cattedrale di un film storico, non esattamente il mio stile.
Quando parla la pancia (cioè sempre)
Giriamo ancora tra palazzi e cortili… finché la pancia di Yared decide che è ora di alimentare il metabolismo.
Troviamo un localino che sembra una grotta medievale — non abbiamo capito cosa fosse prima, forse una cantina, forse un rifugio anti-tutto — ma dentro è caldo e profuma di zuppe.
Ordiniamo zuppe fumanti e goulash per ricaricare le energie, e la vita ricomincia ad avere senso.
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