La sera praghese – tra metamorfosi, freddo e gnocchi di pane

Pubblicato il 4 dicembre 2025 alle ore 20:42

Alla fine ce l’abbiamo fatta ad uscire.
Anche se, a essere sinceri, sembra mezzanotte e invece sono appena le cinque del pomeriggio.
Ma quando sei in piedi dalle 3:00 del mattino, il tempo smette di avere pietà.

Facciamo rotta verso la gigantesca Testa di Kafka, quella scultura che ogni ora si muove per 15 minuti.
Sembra un problema di matematica:
“se la testa ruota per un quarto d’ora ogni 60 minuti, a che velocità si dispera il turista?”

Il nostro percorso è intervallato da regolari pit stop di NonnaP in bagno.
La quale, ormai conquistata dall’efficienza dei servizi pubblici cechi, medita seriamente di aprire una rubrica dedicata ai bagni del mondo.
E attenzione: potrei leggerla davvero.

Kafka intanto luccica, si colora, fa la sua metamorfosi brillante… e NonnaP continua la sua missione esplorativa, alla ricerca di un altro bagno da recensire.

Proseguiamo fino alla Moldava, il fiume freddo e scuro che attraversa Praga come una riga d’inchiostro.
Lì si specchia la famosa Casa Danzante, chiamata così perché ricorda una coppia che balla: le sue curve eleganti rappresentano Ginger Rogers e Fred Astaire che si muovono al ritmo dell’architettura moderna.

E qui succede il miracolo del giorno:
Mesfin… PARLA.
La osserva, la analizza, la commenta.
Vuoi vedere che l’abbiamo davvero svegliato dal torpore adolescenziale?
Direi di sì: è attivo, partecipa, interagisce.
Questo da solo vale l’oro olimpico della giornata.

Scattiamo un’infinità di foto al castello che si riflette sul fiume, tutte con quel tono di magia che solo Praga sa regalare.

Cena al U Fleku – birra, cicchetto e identità gastronomiche in crisi

È ora di cena e ci dirigiamo verso U Fleku, la taverna ceca più famosa del mondo:
prima bevi birra e cicchetto al miele, poi ti siedi.
È la loro filosofia, e noi decidiamo di rispettarla.

Io e Yared sbagliamo clamorosamente antipasto: convinti di aver preso delle salsiccette, ci arriva invece una pietanza non meglio identificata.
Succede.
Ma il gulasch con gnocchi di pane rimette il mondo in equilibrio: un capolavoro.

Beviamo, canticchiamo, e inevitabilmente pensiamo al Nonno Loris: le cucine erano proprio dietro l’angolo e lui, a differenza nostra, avrebbe fatto il bis “alla Cracovia”.

Chiudiamo come in un musical improvvisato cantando Bella Ciao e chiediamo il conto:
qui la palma d’oro va a Mesfin, che vince a mani basse il premio “Spendo poco e bene”.

Da notare: eravamo seduti alle 18:30, il locale nel frattempo si è riempito all’inverosimile e fuori c’è una fila che gira l’isolato.
Noi, previdenti come galline anziane, siamo già pronti a rientrare.

Arriva Bolt — sì, quello di Malta, ma senza Marco — e ci porta a casa.
Non tanto per le birre, quanto per le anche di NonnaP, che stanno ufficialmente chiedendo il sindacato.

Alle 20:30 siamo tutti a letto e le galline, sinceramente, ci fanno un baffo.

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