Verso Praga - Seconda Parte

Pubblicato il 4 dicembre 2025 alle ore 15:30

Praga, arriviamo

Tempo di scendere, svegliare Mesfin dal coma apparente, e ci destreggiamo in un attimo tra autobus e metro come se fossimo gente che lo fa ogni weekend.
In un soffio siamo sul Ponte Carlo, con il primo assaggio di quella Praga che ti abbraccia con lucine, archi, pietre antiche e il suo modo di dirti: “Benvenuti, accomodatevi pure nella fiaba.”

Prima missione: trovare dove lasciare la valigia rumorosa di NonnaP, che rotola come se avesse dentro un bidone con dentro un altro bidone.
Una volta liberati del trolley-tamburo, siamo pronti per la prima location, nonché primo cinnamoro della vacanzina.

E ovviamente… NonnaP colpisce di nuovo

NonnaP, per restare fedele al suo personaggio, ha deciso di rendere il viaggio ancora più interessante: ha lasciato a casa tutte le pastiglie.
Non una. Non due. TUTTE.

Quindi nell’ordine prevediamo:

  • un potenziale shock glicemico,

  • una dissenteria internazionale,

  • e i classici dolori a ginocchia e anche, affrontati con la stessa grinta di un gladiatore in pensione.

Per lei questi due giorni non saranno un semplice weekend lungo.
Saranno SURVIVOR: Praga Edition.
E conoscendola… la vince pure.

Pranzo sui binari: Vytopna Railway Restaurant

Decidiamo di testare la famosa esperienza culinaria sui trenini del Vytopna Railway Restaurant.
Prenotiamo per le 12:30 e partiamo come maratoneti: prima missione recuperare il trolley rumorosissimo di NonnaP, poi via a testa bassa verso il pranzo.

Io e Mesfin in testa, trasciniamo il trolley per tutta piazza Venceslao, producendo un rumore simile a un tuono metallico. I passanti si scansano pensando sia in arrivo un tram su ruote.

Arriviamo alle 12:31 — puntualissimi, perché “non si sa mai” — e scopriamo che anche qui è come a Parigi: scale ovunque.
Saliamo, seguiamo i pallini rosa, troviamo il tavolo e davanti a noi si apre un mondo parallelo: binari ovunque, trenini che sfrecciano pieni di birra, cocktail, zuppe, tutto.
Mai come oggi mi sono sentita in pausa pranzo all’Officina Ferroviaria Centrale.

Ordiniamo e, puntuale, il nostro trenino arriva, si ferma davanti a noi e ci sfama. Poesia meccanica.

 

Imbarco effettuato con successo

Imbarco… sì, vabbè: perché “imbarco” se in realtà dobbiamo solo salire su un aereo?
Comunque missione compiuta. Mesfin, nel frattempo, ha dato il meglio di sé: tempo zero ed era già svenuto sulla poltroncina dell’aereo.
Ufficialmente è diventato il nostro nano per le foto.
Avete presente quei turisti che si portano dietro un pupazzetto e lo fotografano ovunque?
Ecco, noi inauguriamo il trend mondiale:

Mesfin Sonnolente™
— lo metti ovunque e lui dorme.
Un concept.

Il pilota–influencer

A rendere il volo ancora più surreale ci pensa il pilota, uno che potrebbe tranquillamente aprire una pagina Facebook chiamata “Pensieri al decollo”.
Simpatia, battute, aggiornamenti meteo… mancava solo un “vi lascio il link in bio”.
Grazie ai suoi 100 km/h di vento a favore, però, ci regala un atterraggio con 20 minuti di anticipo.
Se non è magia di Natale questa, non so cosa lo sia.

Girettino conoscitivo: prime luci, primi profumi, primi sbadigli

Primo giro in città vecchia, giusto per capire dove siamo finiti… e ovviamente finiamo dritti nei mercatini di Natale, tutti luci, profumi e prodotti più o meno tipici (più meno che più, a dirla tutta).

Yaredino, come un cane da tartufi, punta tutto ciò che profuma di carne e patate.
E infatti inaugura il weekend con le sue prime patate ad elica, felice come se gli avessero appena consegnato la corona da re dei carboidrati.

Riusciamo pure a vedere l’orologio astronomico muoversi alle 11:00.
Momento storico… per noi.
Per Mesfin no: lui riesce a sonnecchiare anche qui, appoggiato a un lampione come un turista in modalità risparmio energetico.

La piazza è così piena che sembra di essere in Italia: gente ovunque, vociare, gomitate…
Gli unici che mancano sono gli autoctoni. Forse si nascondono, forse sono fuggiti, forse stanno dall’altra parte del fiume a ridere di noi.

Facciamo un giro nei negozi, cominciamo a riempire i telefoni di foto — metà delle quali verranno cancellate entro domani — e ci dirigiamo verso il Ponte Carlo, dove si apre la vista sul castello, tra pietre bagnate, archi gotici e un vento che ti ricorda che sei nel cuore dell’Europa.

Come da tradizione, Simone fa tappa fissa al Visitor Center: deve prendere la mappa cartacea, la sua bussola morale, l’unico oggetto che usa davvero anche nell’era di Google Maps.

Casa, chiavi e polemiche

Alle 14:00 appuntamento all’appartamento per la consegna delle chiavi.
L’host è talmente rapida che temo mi abbia detto qualcosa di importante… che, ovviamente, non ho capito.

Sistemiamo i letti tra le polemiche del nostro 15enne narcolettico, che non è d’accordo praticamente con niente, neanche con la gravità.

Ora ricarichiamo le batterie — nostre e dei telefoni — e ci lanciamo di nuovo in città.
Stavolta senza zaino, leggeri come i sogni.
Perché oggi si esplora. Sempre che escano dalle coperte, anche perchè pare che Mesfin abbia trovato il suo habitat naturale!

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